È facile intercettare un telefonino digitale

settembre 3rd, 2010

Per intercettare un telefono cellulare basta ordinargli via radio di telefonare in chiaro

Sia chiaro: non voglio istigarvi a farlo, ma è importante sapere che intercettare una conversazione telefonica cellulare è fattibile, e per di più con un investimento piuttosto modesto, nonostante le promesse di chi qualche anno fa sbandierò la telefonia mobile digitale GSM come una garanzia di riservatezza.

Lo ha dimostrato recentemente dal vivo l’informatico Chris Paget alla conferenza di sicurezza informatica Defcon 18 tenutasi a Las Vegas. Paget ha creato quello che lui chiama un “IMSI catcher”, ossia un “acchiappa-IMSI”: un apparecchio, autocostruito spendendo circa 1500 dollari (cifra più che abbordabile per un malintenzionato), che simula un’antenna della rete cellulare GSM di uno specifico operatore telefonico scelto a piacimento dall’informatico, trasmettendo allo stesso modo e annunciandosi con lo stesso codice identificativo.

I telefonini in sala hanno iniziato a connettersi all’apparecchio di Paget anziché alla vera rete telefonica cellulare perché il suo segnale era più forte. I cellulari connessi potevano effettuare telefonate in modo assolutamente normale, ma non ne potevano ricevere. A parte un breve messaggio di avviso, per gli utenti cellulari l’acchiappaIMSI di Paget era indistinguibile da un’antenna vera.

Fatto questo, Paget era in grado di ascoltare e registrare qualunque telefonata cellulare che passasse dal suo apparecchio, memorizzando anche gli identificativi IMSI (International Mobile Subscriber Identity), IMEI (International Mobile Equipment Identity) dell’utente e del telefonino, e tutti i numeri chiamati.

Come è possibile? Dopotutto uno dei punti di forza della telefonia digitale GSM è che il segnale è automaticamente cifrato. Paget ha spiegato che il sistema GSM, utilizzato in quasi tutto il mondo, ha un problema di sicurezza davvero notevole e ben poco conosciuto: un’antenna (legittima o meno) è in grado di ordinare ai telefonini che la usano di disattivare la cifratura delle chiamate. E di farlo senza informare gli utenti. “Se io decido di non abilitare la cifratura, non faccio altro che disabilitarla. Tutto qui” ha detto Paget, spiegando che lo standard GSM specifica che gli utenti devono essere avvisati quando viene disabilitata la cifratura che protegge le loro conversazioni, ma i fabbricanti di cellulari scelgono di non mostrare questo avviso. Inoltre il GSM non prescrive l’autenticazione delle stazioni radio base: in altre parole, chiunque può realizzare una finta antenna cellulare e mettersi in ascolto.

Il problema non viene risolto utilizzando telefonini 3G che adoperano lo standard UMTS, perché c’è un trucchetto estremamente semplice: basta utilizzare un generatore di rumore radio e un amplificatore per coprire il segnale UMTS della rete e obbligare quindi i cellulari a commutare al sistema GSM. L’unico limite dell’apparecchiatura di Paget, decisamente meno costosa di quella utilizzata per le intercettazioni legali, è che richiede che l’utente intercettato si trovi nel suo raggio d’azione.

Ovviamente intercettare una telefonata è un’operazione illegale, come lo è interferire nelle comunicazioni creando falsi ripetitori cellulari. Paget è riuscito a farlo legalmente (nonostante le proteste delle autorità) ricorrendo a un espediente ingegnoso: ha svolto la propria dimostrazione sulla frequenza dei 900 MHz, che in Europa è usata appunto per la telefonia mobile GSM ma negli Stati Uniti è libera per l’uso da parte dei radioamatori, e Paget è un radioamatore. In pratica ha simulato un ripetitore GSM europeo, compatibile con i telefonini americani quadribanda.

A che scopo realizzare questa dimostrazione spettacolare? Per far vedere che il sistema GSM è insicuro e intercettabile con pochissima spesa, checché ne dica la GSM Association, e va abbandonato in favore di soluzioni più moderne. Ora che gli utenti lo sanno, potranno scegliere se tutelare la propria riservatezza meglio di quanto facciano i venditori, per esempio scegliendo modelli di telefonino che possono essere impostati in modo da non usare il sistema GSM e collegarsi solo via UMTS (3G) oppure adottando una cifratura aggiuntiva delle chiamate, per esempio con i sistemi VOIP per telefonare usando le funzioni di trasmissione dati. L’importante, come sempre, è non cullarsi in una falsa sensazione di sicurezza e non fidarsi delle promesse dei venditori.

Fonti: NetworkWorld, DarkReading, NetworkWorld, Forbes.com, Dw-world.de, The Register.

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Iphone, pronta la patch PDF, niente jailbreak facile

settembre 2nd, 2010

iOS 4.0.2 per iPhone/iPod Touch, 3.2.2 per iPad: risolta la vulnerabilità PDF


Credit: mwilkie

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L’11 agosto Apple ha rilasciato di gran carriera gli aggiornamenti del sistema operativo iOS per iPhone/iPod Touch e iPad che chiudono la grave falla, scoperta pochi giorni fa, che consentiva di infettare questi dispositivi semplicemente scaricando e visualizzando un documento PDF. Turando la falla, però, diventa inservibile il servizio di sblocco (jailbreak) veloce e facile offerto da Jailbreakme.com, che si basava appunto sull’uso di questa vulnerabilità a fin di bene.

Gli aggiornamenti compaiono esclusivamente sul programma iTunes e non apportano altre modifiche o novità, per cui chi avesse sbloccato il proprio dispositivo può in teoria anche evitare di aggiornarlo, purché si ricordi che rischia di essere infettato se incontra e apre un documento PDF ostile. Il breve avviso tecnico di Apple è consultabile qui (iPhone/iPod) e qui (iPad).

Preparatevi a uno scaricamento piuttosto consistente: secondo The Unofficial Apple Weblog, l’aggiornamento per iPhone/iPod è di ben 580 megabyte e quello per l’iPad è di 475 megabyte. Sono inclusi nel rattoppo gli iPhone dal 3G in poi e gli iPod touch dalla seconda generazione in avanti.

Se avete un iPhone o iPod delle generazioni precedenti, Apple non ha rimedi per voi. Come segnalato nei commenti, se volete proteggervi contro la falla PDF dovete ricorrere al jailbreak e all’applicazione PDF Patch che trovate visitando Cydia con il vostro dispositivo. Come è capitato a me con il mio iPod touch, modello MA623LL. Grazie Apple.

Ah, se fate un jailbreak, non dimenticate di cambiare la password di root. Quella predefinita è alpine. Le istruzioni sono sempre su Cydia.

Fonti: Engadget, Gizmodo, ZDNet, Sophos, Intego.

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settembre 1st, 2010

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Credit: mwilkie

L’articolo è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

L’11 agosto Apple ha rilasciato di gran carriera gli aggiornamenti del sistema operativo iOS per iPhone/iPod Touch e iPad che chiudono la grave falla, scoperta pochi giorni fa, che consentiva di infettare questi dispositivi semplicemente scaricando e visualizzando un documento PDF. Turando la falla, però, diventa inservibile il servizio di sblocco (jailbreak) veloce e facile offerto da Jailbreakme.com, che si basava appunto sull’uso di questa vulnerabilità a fin di bene.

Gli aggiornamenti compaiono esclusivamente sul programma iTunes e non apportano altre modifiche o novità, per cui chi avesse sbloccato il proprio dispositivo può in teoria anche evitare di aggiornarlo, purché si ricordi che rischia di essere infettato se incontra e apre un documento PDF ostile. Il breve avviso tecnico di Apple è consultabile qui (iPhone/iPod) e qui (iPad).

Preparatevi a uno scaricamento piuttosto consistente: secondo The Unofficial Apple Weblog, l’aggiornamento per iPhone/iPod è di ben 580 megabyte e quello per l’iPad è di 475 megabyte. Sono inclusi nel rattoppo gli iPhone dal 3G in poi e gli iPod touch dalla seconda generazione in avanti.

Se avete un iPhone o iPod delle generazioni precedenti, Apple non ha rimedi per voi. Come segnalato nei commenti, se volete proteggervi contro la falla PDF dovete ricorrere al jailbreak e all’applicazione PDF Patch che trovate visitando Cydia con il vostro dispositivo. Come è capitato a me con il mio iPod touch, modello MA623LL. Grazie Apple.

Ah, se fate un jailbreak, non dimenticate di cambiare la password di root. Quella predefinita è alpine. Le istruzioni sono sempre su Cydia.

Fonti: Engadget, Gizmodo, ZDNet, Sophos, Intego.

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L’origine del QWERTY fra miti e fatti

agosto 31st, 2010

Le lettere sulle tastiere sono disposte davvero in modo da rallentare la scrittura?

Chiunque usi un computer se l’è chiesto o sentito chiedere almeno una volta: perché le lettere sulle tastiere sono disposte apparentemente a caso, ma con una parvenza d’ordine alfabetico nella terza fila, con la sua sequenza DFGHJKL?

Di solito la risposta è che questa disposizione delle lettere risale ai tempi delle macchine per scrivere meccaniche e fu concepita per rallentare i dattilografi che correvano troppo e ne facevano inceppare i meccanismi, ma è vero solo in parte.

L’origine di questa disposizione bizzarra è effettivamente dovuta alle prime macchine per scrivere meccaniche commerciali, risalenti al 1860 circa, dalle quali derivano le attuali tastiere per computer. Inizialmente ogni inventore aveva proposto una disposizione differente, ma nel 1873 la Remington adottò quella scelta dallo statunitense Christopher Sholes per la sua Type-Writer, il cui successo commerciale definì lo standard di fatto per la posizione delle lettere sulla tastiera, che è fondamentalmente quello che usiamo tuttora anche se le ragioni per cui nacque sono completamente obsolete.

Sholes aveva proposto inizialmente (nel 1867, brevetto USA 79868) una disposizione sostanzialmente alfabetica: due sole file di tasti, con le lettere dalla A alla M in basso e quelle dalla N alla Z in alto; a sinistra, sulle stesse file, c’erano le cifre, senza 0 e 1 (che si digitavano usando la O e la I). Si potrebbe dire che il tastierino numerico fu inventato allora.

Il problema di questa disposizione sensata era che battendo a macchina velocemente, i bracci dei martelletti sui quali erano collocate le singole lettere (che colpivano un nastro inchiostrato per imprimere i caratteri sulla carta) tendevano ad incastrarsi fra loro quando venivano azionati in rapida sequenza due bracci adiacenti. La magagna fu risolta collocando le coppie di lettere più frequenti della lingua inglese (per esempio T e H oppure S e T) in modo che i loro bracci fossero fisicamente distanti l’uno dall’altro.

Ma non è vero che la disposizione QWERTY (poi mutata in QWERTZ in alcuni paesi) fu inventata per rallentare i dattilografi affinché non facessero inceppare la macchina: al contrario, serviva per consentire loro di scrivere più rapidamente senza inceppamenti. Del resto, la macchina per scrivere era stata inventata proprio per consentire di scrivere più in fretta che a mano nell’era industriale, che pretendeva sempre più velocità. Non avrebbe avuto senso rallentare il suo operatore.

Tuttavia lo studio sistematico dell’efficienza e l’ergonomia dovevano ancora nascere, per cui la disposizione di Sholes non fu ottimizzata a fondo (è per questo motivo che persiste una parziale sequenza alfabetica). E non fu affatto pensata per ridurre e distribuire razionalmente il carico di movimento e di lavoro sulle dieci dita: in inglese, lingua per la quale fu concepita questa disposizione, il 52% delle digitazioni è nella fila superiore invece che in quella centrale, dove le dita stanno di norma, e la mano sinistra lavora molto più della destra. Disposizioni alternative, come la Dvorak (1936), scrivono il 70% delle parole senza spostare le dita dalla fila centrale.

Un altro retaggio che persiste nelle tastiere odierne senza alcuna ragione è la disposizione sfalsata dei tasti, nata inizialmente per fornire spazio alle leve sotto ciascun tasto. Questo sfalsamento obbliga il dattilografo a movimenti diagonali inutili ed inefficienti.

Allora perché non adottiamo una disposizione più efficiente, ora che la tecnologia ha eliminato tutte queste limitazioni? Per inerzia. Le nuove generazioni iniziano ad usare la disposizione QWERTY perché la trovano ovunque intorno a loro e rieducare centinaia di milioni di persone all’uso di una disposizione differente sarebbe costoso e traumatico. Dubbiosi? Provateci voi: oggi è facile comperare tastiere alternative e impostarle nel vostro computer, che già le supporta da tempo, eppure non lo fa nessuno. E così andiamo avanti nell’era del microchip con un sistema inventato quando si usavano leve, molle, martelletti e rulli inchiostrati. È come se guidassimo le nostre automobili usando le briglie. Mai sottovalutare il potere della pigrizia.

Fonti: BBC, Discover Magazine. Foto di Audrius Meskauskas, da Wikipedia.

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Come intercettare una stampante ad aghi

agosto 28th, 2010

Le stampanti ad aghi sono intercettabili: basta ascoltarle

Ebbene sì, c’è ancora chi usa le stampanti ad aghi: quelle rumorosissime che fanno “bzzz-zzz-zzzz” e che hanno afflitto una generazione di informatici e impiegati. E continuano a farlo, perché in alcuni paesi sono addirittura obbligatorie ancora oggi per la stampa di certi tipi di documenti nei quali è necessaria la copia carbone, per esempio per le ricette mediche e le ricevute delle transazioni bancarie o le stampe dei PIN delle carte di credito, come raccontano i ricercatori dell’Università del Saarland e del Max Planck Institute for Software Systems in Germania, che hanno scoperto un fatto curioso: ascoltando una stampante ad aghi è possibile intercettare quello che sta stampando.

La tecnica consiste nel registrare il rumore della stampante usando un comune microfono radio situato nelle vicinanze per poi analizzare la registrazione alla ricerca degli schemi acustici ricorrenti, che identificano spazi, parole o sequenze di lettere, procedendo non sulla base del riconoscimento dei singoli caratteri ma usando metodi statistici e un “dizionario” precompilato di suoni corrispondenti a parole specifiche, assegnando una probabilità a ciascuna parola anche in base al contesto (ossia alle parole che la precedono e la seguono), come si fa con i sistemi di riconoscimento vocale. Questa tecnica è in grado di recuperare fino al 95% delle parole stampate se si conosce il contesto del materiale intercettato e fino al 72% se non è noto il contesto.

L’articolo dei ricercatori spiega che questa tecnica è stata messa alla prova nel mondo reale in uno studio medico (usando, per motivi di privacy, ricette simulate per un paziente inesistente). Nonostante il rumore di fondo delle conversazioni in corso nella sala d’attesa, i ricercatori sono riusciti a ricostruire una ricetta medica nonostante il nome di un medicinale fosse stato abbreviato.

Il sistema non è perfetto: richiede per esempio un “addestramento” basato su campioni di rumori della stampante di cui si sappia già il significato e ha comunque un certo tasso d’errore. Ma per chi ha a che fare con documenti delicati e teme intercettazioni è importante sapere che esiste la sorprendente possibilità di origliare letteralmente una stampante e che quindi è opportuno prendere delle contromisure. La più banale, segnalata anche dai ricercatori, è una protezione acustica isolante intorno alla stampante: cosa che farà piacere anche a chi lavora nelle sue vicinanze. Se avete un capo tirchio ma paranoico che si rifiuta di sopprimere il baccano della stampante che vi fa impazzire, giocate con la sua paranoia e raccontategli cos’ha scoperto questa ricerca.

Nella bibliografia dell’articolo, inoltre, spiccano vari lavori di altri ricercatori che mostrano come si può intercettare il contenuto dello schermo di un computer usando il suo bagliore riflesso su una parete, intercettare segnali emessi da porte seriali non schermate, tastiere, cavi di collegamento per monitor e persino dai LED di stato di vari apparati, come modem e router. C’è di che sbizzarrirsi per gli aspiranti James Bond informatici e c’è di che strapparsi i capelli per chi ha paura delle intercettazioni d’ogni sorta.

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agosto 27th, 2010

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Nella bibliografia dell’articolo, inoltre, spiccano vari lavori di altri ricercatori che mostrano come si può intercettare il contenuto dello schermo usando il suo bagliore riflesso su una parete, intercettare segnali emessi da porte seriali non schermate, tastiere, cavi di collegamento per monitor e persino dai LED di stato di vari apparati, come modem e router. C’è di che sbizzarrirsi per gli aspiranti James Bond informatici, e c’è di che strapparsi i capelli per chi ha paura delle intercettazioni d’ogni sorta.

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agosto 26th, 2010

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agosto 25th, 2010

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agosto 24th, 2010

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agosto 23rd, 2010

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Nella bibliografia dell’articolo, inoltre, spiccano vari lavori di altri ricercatori che mostrano come si può intercettare il contenuto dello schermo usando il suo bagliore riflesso su una parete, intercettare segnali emessi da porte seriali non schermate, tastiere, cavi di collegamento per monitor e persino dai LED di stato di vari apparati, come modem e router. C’è di che sbizzarrirsi per gli aspiranti James Bond informatici, e c’è di che strapparsi i capelli per chi ha paura delle intercettazioni d’ogni sorta.

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