Accuse ai fruitori del P2P in Italia
L’episodio della Peppermint ha fatto da precursore: presso il Tribunale di Roma sono stati depositati ben tre analoghi procedimenti cautelari, per risalire all’identità di utenti di Telecom, Tiscali e Wind. Uno da parte ancora della stessa Peppermint e due dell’azienda polacca di videogiochi Techland.
Se il Tribunale dovesse dare ragione a Peppermint, arriveranno altre lettere di risarcimento a numerosi utenti italiani.
Nel frattempo il Tribunale di Roma, tra la fine di Aprile e l’inizio di Maggio, aveva accolto le richieste della Major CDV e della Peppermint per ottenere dai Provider i nominativi degli italiani che avevano scaricato due giochi della CDV ed un altro Mp3 della Peppermint.
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In Italia ci si è limitati esclusivamente a denunciare l’utente. Peppermint invece promette di non denunciarlo, dietro paga e cancellazione dei file incriminati.
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Bisogna però fare alcune considerazioni: da noi, a differenza che in altri Paesi, è un reato perseguibile d’ufficio da parte dei pubblici ministeri senza bisogno della denuncia di parte. Risarcire la Peppermint non esula l’utente da un rischio, che resta in piedi per i prossimi cinque anni: potrebbe essere chiamato in tribuna le da parte del pm. È quanto sostiene un importante avvocato e l’associazione Altroconsumo.
Un’altra questione è l’intervento del Garante della Privacy. Ha deciso di costituirsi in giudizio e confermare se l’operato della Peppermint costituisce violazione della privacy.
Chi decidesse di non risarcire la Peppermint rischia denuncia e sequestro del computer e il processo, il quale, però, potrebbe avere esiti vari perché le prove della Peppermint non sono provate oggettivamente e poco consistenti.
Lo stesso vale per le altre società, CDV e Techland, che sembrano in procinto di agire e mandare nuove i lettere agli italiani.
Jangina
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