Aumentano gli esperimenti sugli animali

Il Ministero degli Interni inglese non lascia dubbi: gli esperimenti sugli
animali sono aumentati del 6%, e tra il 2006 ed il 2007 e per la prima volta
i casi di sperimentazione hanno superato la soglia dei 3 milioni annui, tra
cui 3.125 primati, 5.648 cani e 281 cavalli.

La tendenza all’aumento è fortemente condizionata in tutto il mondo
dall’intensificarsi delle ricerche che hanno come obiettivo la
sperimentazione e lo studio di nuovi farmaci e metodi di cura per combattere
le malattie neurovegetative, come le sclerosi e le sindromi da
immunodeficienza come l’AIDS.

Gli scienziati hanno a disposizione un’ampia gamma di animali, soprattutto
topi e pesci, ma perchè la ricerca dia buoni frutti cresce la richiesta di
poter utilizzare negli esperimenti i primati non umani, ovvero le scimmie.

Attualmente in molti paesi la sperimentazione sui primati è messa fortemente
in discussione, in Gran Bretagna, Austria, Paesi Bassi, Nuova Zelanda e
Svezia sono abolite quelle sui primati antropomorfi come gli scimpanzè, i
gorilla, gli oranghi, mentre sulle altre scimmie è tuttora permessa. In
altri paesi anche i primati in questione sono utilizzati come cavie per fini
scientifici.

Le nuove ricerche sulle cellule staminali e sulle terapie basate sugli
anticorpi che sono attualmente allo studio possono essere applicate nelle
malattie più gravi del genere umano. Attualmente si contano circa 20 terapie
già applicate e 150 in fase di studio, ma nel 2010-11 gli studi saranno più
di 200, questo significa la necessità di aumentare il numero di “cavie” da
utilizzare, e quelle destinate ad essere oggetto di sperimentazione sono
appunto i primati, che hanno caratteristiche simili a quelle della specie
umana, solo una minima differenza genetica infatti, tra il 2 e il 4%, separa
l’uomo dalle scimmie antropomorfe.

La speranza per le scimmie viene dagli studi sulle modificazioni genetiche
che potrebbero in futuro portare alla realizzazione di animali da
laboratorio come topi e pesci in possesso di caratteristiche tali che la
sperimentazione su questi dia risposte soddisfacenti alle necessità della
ricerca.

Ma se crescono le sperimentazioni sugli animali cresce anche il fronte degli
abolizionisti, di coloro cioè che vorrebbero bandire del tutto l’utilizzo
degli animali nella ricerca scientifica.

La contestazione avviene su più fronti, il più importante riguarda il fatto
che i risultati della sperimentazione sugli animali non danno in molti casi
risultati attendibili ed utili per studiare gli effetti sull’uomo (in alcuni
casi risulterebbero addirittura fuorvianti), la seconda è di carattere
etico, soprattutto le scimmie, nostri parenti animali più prossimi hanno
infatti non solo comunanza genetica, ma anche emotività ed affettività molto
simili a quelle umane. Una terza obiezione al perseverare con l’uso di cavie
nei laboratori viene dal fatto che tale pratica non stimolerebbe
efficacemente la ricerca di strade alternative al sacrificio degli animali.

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