Che memoria !

Come fai a non ricordare? Non è possibile, è successo l’altro ieri! Hai proprio la
memoria di un
bambino!

Un’ affermazione di questo tipo per la scienza non ha più senso dal momento che ora
hanno scoperto come la memoria dei neonati immagazzina i ricordi, dimostrando che
non è seconda a quella degli adulti, anzi sarebbe semplicemente equivalente in
quanto utilizza le medesime strategie, conseguenza del fatto che determinati
meccanismi sono innati nella mente umana. Per fare un esempio di meccanismo si
potrebbe citare il modo per memorizzare un numero di telefono: tutti noi adulti
utilizziamo la strategia del raggruppamento, i neonati fanno lo stesso.

Capire i meccanismi del cervello ha sempre affascinato gli studiosi. Per la
neuroscienza le fasi principali dell’elaborazione delle informazioni ricevute sono
tre: la codifica, l’immagazzinamento, il richiamo. I tipi di memoria sono quella
sensoriale, quella a breve tempo e quella a lungo termine. La memoria sensoriale
memorizza informazioni che hanno poca durata (pochi secondi), la memoria a breve
tempo conserva i ricordi per qualche minuto, mentre il ricordo a lungo termine può
conservare i le informazioni per tutta la vita. Spesso questi ricordi sono subito
disponibili, ma a volte, se poco utilizzati, bisogna trovare lo stimolo giusto per
farli riaffiorare. E’ un po’ come trovare la giusta chiave del cassetto che si vuole
aprire, in fondo la metafora dei famosi “cassetti della memoria”, resi celebri dal
conduttore Gerry Scotti nel quiz-show “ Chi vuol essere miliardario”, non è un
concetto sbagliato. La parte del cervello deputata alla stimolazione del ricordo è
l’ippocampo.

Gli esperti spesso danno consigli per cercare di memorizzare nel miglior modo
possibile e il metodo più accreditato sembra essere quello di associare a ciò che si
vuole ricordare emozioni positive. Bisogna trovare dei motivi d’interesse anche se
ciò che si vuole apprendere è noioso. Se uno studente, ad esempio, cerca di
immagazzinare informazioni controvoglia non ricorderà mai, perciò deve automotivarsi
trovando delle forti motivazioni, come convincersi che quelle nozioni apparentemente
noiose ci serviranno. Quindi, maggiori sono gli interessi, più sorprendenti saranno
i risultati.

E’ di questi giorni anche una scoperta scientifica che dimostra come la memoria
ricordi qualcosa che però sarebbe meglio dimenticare: “memoria di dipendenza” dalle
droghe. Sembra che questa memoria duri anche anni dopo l’ultima dose rendendo facile
una ricaduta. La scoperta scientifica è anche un monito per i ragazzi che provano le
droghe con la convinzione di poter smettere quando vogliono.

Carmelo Molfetta

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