Convenzione di Ginevra: le violazioni degli USA
Dopo prima guerra mondiale, considerato che il progresso scientifico avrebbe potuto portare alla creazione di strumenti offensivi sempre più mostruosi, i vari paesi decisero, con un accordo comune, di bandire nuove armi terribilmente devastanti.
Si giunse così alla convenzione di Ginevra, ratificata da numerosi stati, che vieta di:
- Uccidere i nemici che gettano le armi e si arrendono
- Ottenere informazioni sul nemico utilizzando i prigionieri di guerra
- Maltrattare i prigionieri di guerra
- Uccidere solo civili o uccidere una consistente parte di civili insieme ai soldati nemici
- Privare dei beni di prima necessità
- Utilizzare particolari proiettili che provochino ferite difficili da curare
- Impiegare qualsiasi arma chimica o batteriologica
Negli ultimi sessant’anni gli Stati Uniti hanno violato continuamente la Convenzione di Ginevra. Sconfitto il Giappone, l’esercito americano di occupazione catturò Shiro Isii, direttore della famosa Unità 731 che produsse bacilli di peste, colera e leptospirosi per condurre una guerra di tipo batteriologico in Manciuria. Invece di processarlo per crimini di guerra, lo condusse a Fort Detrick (USA) dove già dal 1940 venivano effettuate ricerche, sperimentazioni e stoccaggi su armi contenenti germi di peste, morva, tifo petecchiale, carbonchio.
Gli anni ‘50 e ‘60 vedono segnano il picco massimo della produzione di microrganismi sempre più terribili e pericolosi. Durante l’intervento in Corea e in Vietnam gli USA, trovandosi in difficoltà, attaccò ripetutamente la popolazione civile provocando stragi con napalm e bombe a grappolo. In Vietnam venne impiegato l’agente chimico Orange, utilizzato spesso per inquinare acque, distruggere la vegetazione e privare del nutrimento la popolazione contaminando le risaie. L’agente Orange è anche responsabile di deformazioni e gravi malattie neonatali.
Durante l’intervento in Iraq, Jugoslavia e Afghanistan si verificò un macabro susseguirsi di stragi civili: attacco a sedi televisive e di partito, distruzioni di autobus e treni in corsa, di colonne di profughi e addirittura di un corteo nuziale.
Jangina
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