Hubble: l’occhio della rete in cerca dell’invisibile!
Tutti gli appassionati della grande rete, prima o poi, si pongono una domanda: “qual’è il tragitto che i miei dati percorrono?” e gia non è argomento da poco, i più curiosi invece si pongono l’altrettanto curiosa domanda: “ma i dati che a volte non giungono a destinazione, dove finiscono?”; c’è poco da dire, queste sono questioni riservate a esperti del settore, ma nell’eventualità che nemmeno questi riescano a risolvere la queestione, l’università di Washington ha pensato bene di creare il cosiddetto progetto ‘Hubble’ e no, non preoccupatevi, non ha niente a che vedere con galassie e stelle: al contrario è un progetto mirato all’analisi del comportamento della grande rete!
Hubble ha gia ’sputato’ fuori qualche sentenza durante i suoi primi mesi di funzionamento: l’attività di internet non è persistente e uniforme, infatti vi sarebbero circa 10mila punti ciechi della rete dove per un motivo non identificato il traffico si interrompe e ogni comunicazione cessa di esistere.
Ma hubble come funziona? Beh il ragionamento è semplice, la forza muscolare del progetto è formata da circa 100 supercomputer connessi in quello che viene definito PlanetLab Network, ovvero, una rete accademica diramata lungo i diversi istituti di tutto il mondo (lo scopo di questa rete è quello di sviluppare applicazioni di rete – all’incirca 1000 host).
Basti dire che Hubble, per coprire il 90% della superficie virtuale di Internet, necessita di ’sole’ 100 unità del PlanetLab Network; sistema abbastanza interessante è quello alla base del funzionamento logico di Hubble: il tutto si basa su un sistema di ascolto e feedback: in pratica, questi computer restano in status passivo, durante questo periodo di tempo ’sniffano’ il traffico di rete registrandone i dati, qualora si verifichi un solo problema, Hubble termina la fase di ‘ascolto’ per passare a quella di feedback, quando, attraverso due sessioni di 15 minuti l’una (sinceramente i tempi mi sembrano abbastanza lunghi per un’applicazione che per definizione dovrebbe avere tempistiche prossime al tempo reale) viene comunicata la presenza di una instabilità della rete e al contempo vengono avviati dei controlli incrociati.
Progetto intelligente dunque, eppure le capacità di hubble non sono tutte nella ricerca dei punti morti della rete: ammettendo che venga trovato un punto morto, Hubble deve comunque accertarsi che questo lo sia veramente! Tramite i controlli incrociati, il sistema avvia la fase di ‘analisi della reperibilità parziale’, spesso infatti, può capitare che nella risoluzione degli indirizzi, un dato IP sia raggiungibile da una parte degli host e irraggiungibile da un’altra parte!
Se un pacchetto inviato ad una rete, sia in unicast che in broadcast, si perde lungo tortuosi cammini virtuali magari non arrivando a destinazione, è possibile che un’altra rete sia in grado di assimilare il pacchetto, in questo caso hubble tiene traccia di quanto accaduto.
Ovviamente un network di tale ampiezza, DEVE godere di un’accessibilità di primo livello: ebbene combinando i dati forniti da google maps, hubble è arricchita da un’interfaccia grafica che sappia mostrare in tempo reale la locazione geografica dei ‘punti di non ritorno’ della grande rete.
Ripensiamoci, quanto detto ha qualcosa di incredibile: una rete che analizza la grande rete, una sorta di occhio vigile su un mondo senza confini, fa paura sapere che ad oggi la rete ha identificato circa 800mila punti morti, i nuovi protocolli, la diversificazione delle reti, il cambio tecnologico continuo, costringono il network globale a tutta una serie di sforzi (si pensi ad operazioni di tunneling e di internetworking in generale): questo ovviamente fa venir meno la stabilità di tutto il sistema.
I punti morti, non sono spesso pericoli statici, infatti in una rete orientata al point-to-point è molto probabile che un pacchetto venga instradato lungo differenti percorsi, una perdita di connessione potrebbe quindi verificarsi ovunque!
Nonostante le nozioni teoriche, c’è da dire che il concetto di base è strabiliante: siamo curiosi di vedere come le ricerche condotte da hubble serviranno per il potenziamento di tutto Internet.
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