Il senso di realtà dei creativi pubblicitari.

Pubblico in home page uno dei commenti che ha fatto discutere molto nel post precedente.

Lo faccio perché penso che la provocazione di Giorgio meriti una discussione e poi, se davvero sta facendo una ricerca su di noi, perché non dargli ulteriore materiale?

“Buonasera, sto frequentando da qualche tempo questo blog per ragioni di ricerca (psicologia sociale) e oggi mi ritrovo a tradire il mio ruolo di osservatore non partecipante perché lo stupore che provo per la mancanza di senso di realtà della vostra categoria ha raggiunto ormai livelli incontenibili.
Leggo dichiarazioni di amore per la professione creativa nella sua dimensione teorica, leggo lamentele sul bassissimo livello raggiunto negli ultimi anni dal management, leggo dolore per il futuro incerto che annebbia ormai la quasi totalità dei lavoratori del settore. E mi chiedo: ma davvero non avete nessuna idea di quello che la gente normale pensa di voi? Davvero pensate che qualcuno in Italia ritenga la vostra una professione onorevole, un mestiere degno?

La vostra rimozione collettiva è arrivata ormai a questi risultati surreali?
Allora lasciate che un esterno come me, un viaggiatore occasionale incontrato di notte nella carrozza di un treno, vi dica qualcosa su come vi vedono dall’esterno. Magari questo vi può essere d’aiuto nel riprogettare le vostre vite, nel superare questa spaventosa dissonanza cognitiva che vi deprime.

Siete dei mentitori per professione.

Siete degli inquinatori cognitivi.

Il 99% delle persone, quando compare qualsiasi forma di pubblicità, gira la testa, cambia canale, chiude il pop up, abbassa il volume della radio.

Il vostro stipendio non arriva a darvi un tenore di vita dignitoso. Lo status di pubblicitari, di creativi, non vi aiuta a pagare i conti a fine mese. Certo, può essere utile per rimorchiare qualche ragazzo/a poco intelligente a qualche party, ma poi che ci fate?

Queste conquiste non possono certo soddisfare il vostro elevato ego.
La perdita di capelli, le dermatiti, l’alito cattivo, il vuoto affettivo, il primo tumore o infarto a quarant’anni, sono davvero giustificati da quello che producete?
Pensate davvero che si possa, non dico essere orgogliosi, ma anche solo raccontare a qualche persona normale di essere il copy della campagna radio di Seat “Vengo, vengo, vengo… vado”?

Come fate a non capire che la bassezza di cui vi lamentate è naturalmente correlata alla bassa etica insita nel lavoro pubblicitario?

Davvero credete che quella esigua percentuale di spot o annunci stampa interessanti, divertenti, originali, in una parola: creativi, possa giustificare tutta la stragrande maggioranza di merda con cui inquinate il mondo ogni giorno?

Scusate la durezza delle parole, ma spero che costringervi a darvi un’occhiata dall’esterno potrà servire a farvi capire che voi non siete delle povere vittime innocenti, ma le prime vittime della vostra mancanza di fantasia nell’immaginarvi a fare qualsiasi altro lavoro. Un lavoro degno, voglio sperare”.

Giorgio

Paolo Valzania Mi piace l’adv, ma non mi piace come s’è ridotta. Sono un Super Eroe tornato dal passato per spazzare via il presente e dare un futuro ai pubblicitari italiani. Posto ogni notte a mezzanotte e dintorni, come un Marzullo qualsiasi, solo più cattivo.

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