Lodo immunità, via libera governo

E’ stato approvato dal Consiglio dei ministri il ddl sull’immunità per le quattro più alte cariche dello Stato, che sospende temporaneamente i processi per presidente della Repubblica, presidente del Senato, presidente della Camera e presidente del Consiglio. Ciò avviene sulla scorta dei principi di continuità e di regolarità nell’esercizio delle più alte funzioni pubbliche. Il provvedimento approderà alla Camera il 28 luglio.

Il ddl sulla sospensione dei processi per le alte cariche dello Stato ”verrà immediatamente sottoposto al Parlamento ed immaginiamo che possa avere, per l’austerità contenuta e la scrittura che non ha lasciato spazio ad eccessi, un largo consenso parlamentare”, dice il ministro della Giustizia, Angelino Alfano al termine del Consiglio dei ministri.

“Se non ci saranno preclusioni ideologiche o pratiche ostruzionistiche, i tempi per l’approvazione del lodo-Schifani bis saranno rapidissimi”, aggiunge il ministro della Difesa, Ignazio La Russa. “Si tratta di un articolo unico e quindi i tempi saranno rapidissimi”; ha precisato.

L’ obiettivo del “lodo bis” è tutelare ”l’interesse al sereno svolgimento delle funzioni che fanno capo alle più alte cariche dello Stato”. Lo spiega la relazione tecnica che accompagna la bozza di provvedimento messo a punto dal ministro della Giustizia Alfano.

Nel documento si dice che la ratio risiede ”nei principi di continuità e di regolarità nell’esercizio delle più alte funzioni pubbliche, nel pieno rispetto del principio di eguaglianza, che consente di prevedere un regime differenziato, anche riguardo all’ esercizio della giurisdizione, purché risultino concretamente tutelati anche gli altri concorrenti valori costituzionali, secondo le indicazioni fornite dalla Corte Costituzionale n. 24 del 2004”.

In questo senso va letto anche il primo comma nella parte in cui si dice che ”la sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’ assunzione della carica o della funzione”. Nella relazione si spiega che ”risulta, infatti, evidente che l’esigenza di tutela delle alte cariche dello Stato sussiste in relazione alla pendenza del processo, indipendentemente dal fatto che si proceda per fatti commessi in epoca anteriore all’ assunzione della carica o della funzione”. Il meccanismo della sospensione previsto dal lodo bis è limitato alle più alte cariche dello Stato ”che siano omogenee tra loro, con riguardo sia alla fonte di investitura, che promana dalla volontà popolare, e, dunque, dall’ articolo 1 della Costituzione, sia al munus esercitato, che ha natura eminentemente politica”.

Si stabilisce, inoltre, che ”i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità dei Presidente della Repubblica, Presidente del Senato , Presidente della Camera dei Deputati e Presidente del Consiglio dei Ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica e della funzione”. E’ esclusivamente per questo motivo, precisa la relazione, che si ritiene che ”non possa essere assimilata alle quattro cariche sopra indicate quella rivestita dal Presidente della Corte Costituzionale, diversa per investitura e funzioni, e nei cui confronti continua, peraltro, ad operare l’ immunità prevista dall art. 3 della legge costituzionale n. 1 del 1948”.

SCENDE IN CAMPO DI PIETRO
Un referendum per abrogare il cosidetto lodo Alfano, che prevede l’immunità per le più alte cariche dello Stato durante il loro mandato. A lanciare l’idea è il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, che precisa: “Appena sarà promulgato, la parola passerà ai cittadini. Riproporremo un referendum perché vogliamo che i cittadini ci dicano se è giusto che chi governa non sia processato se è sospettato di aver corretto i testimoni in un’aula di giustizia”.

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