Matt Damon e soci uniti per il Dafur

Era il 2003 quando in Dafur, ad ovest dello stato del Sudan, in Africa centro-orientale, scoppiava una guerra che al momento, a distanza di ben 5 anni dal suo inizio, non accenna di voler finire. Nonostante lo scorso 31 agosto il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite abbia formalmente dato l8217;approvazione per la cosiddetta Risoluzione 1706, per effetto della quale sono stati spediti nel paese ben 20.000 caschi blu dell8217;ONU, il conflitto va avanti senza interruzioni continuando a martoriare la popolazione e mietere vittime che, quanto a numero, crescono purtroppo di settimana in settimana in maniera esponenziale.
Mentre dunque il governo del Sudan insiste a negare l8217;evidenza, vale a dire rifiutare di ammettere di aver di fatto fornito sostegno, armi e assistenza ai Janjaweed nelle operazioni di scontro e pulizia etnica messi in atto ai danni di gruppi etnici come quello degli Zaghawa, dei Masalit e dei Fur, la situazione continua a precipitare verso l8217;abisso, con il mondo occidentale che sa ma che a conti fatti resta a guardare o quasi.
Ma Hollywood a quanto pare vuole tentare adesso di dare un proprio contributo: Matt Damon, in collaborazione con Jemima Khan, l8217;interprete del telefilm cult 8220;Nip/Tuck8221; Joely Richardson ed altri colleghi di set, infatti, ha posato nei giorni scorsi per alcuni scatti fotografici che andranno a creare la campagna di sensibilizzazione contro il genocidio che si sta consumando senza sosta nello sfortunato paese. Le foto ritraggono gli attori e le attrici coinvolti nel progetto mentre sono intenti a rompere con mazze, forbici e quant8217;altro alcuni giocattoli, a rappresentazione provocatoria dell8217;infanzia spezzata di tanti bambini che sono morti falciati dalla guerra o che continuano a vivere condannati a subirne ogni giorno gli orrori.
Matt Damon, portavoce dei volti della campagna, ha dichiarato che: 8220;Dopo il genocidio in Rwanda, tutti noi diciamo 8217;speriamo che non accada più8216;. E8217; assolutamente normale pretendere che si chieda protezione per chi è vulnerabile e debole, ancor più se ci sono di mezzo dei bambini. Dobbiamo proteggerli.8221;
Una rassegna di foto non potrà certo mettere la parola 8220;fine8221;alla guerra e al genocidio, ma è già importante intanto che se ne parli: avanti così.
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