Nufologia: Voyager e l’UFO vicino al Concorde

marzo 2nd, 2010

Voyager e gli UFO inossidabili

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “francesco.pi****” e “arborio” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

La puntata di Voyager (Raidue) di lunedì 15 febbraio ha rispolverato l’argomento UFO e ha soprattutto confermato che certi miti resistono a qualunque smentita o sbufalamento.

Non mi cimento nell’impresa estenuante di esaminare ogni singolo filmato ufologico presentato nella puntata, ma segnalo un paio di perle che la dicono lunga su come funzionano certe trasmissioni e certe credenze.

Per esempio, Voyager ha presentato per l’ennesima volta il video del presunto UFO argenteo, “un’apparente struttura metallica”, ripreso dagli astronauti dello Shuttle nel 1984 (immagine qui sotto).

Video sbufalato da una vita, ma Giacobbo sembra non saperlo: il presunto veicolo alieno è semplicemente una goccia d’acqua sul finestrino dello Shuttle, e sembra argenteo perché riflette, rovesciata e distorta, la Terra. Lo sbufalamento dettagliato è in questo articolo.

Sono stati presentati di nuovo anche i soliti video ripresi dagli astronauti che secondo Voyager mostrerebbero veicoli alieni che viaggiano nelle vicinanze con movimenti impossibili per un veicolo di costruzione terrestre. Non sono UFO lontani: sono particelle vicine.

Si tratta, infatti, delle tantissime particelle che circondano qualunque veicolo spaziale: un fenomeno noto sin dai tempi del volo spaziale di John Glenn, che le descrisse come “lucciole” (fireflies) quasi cinquant’anni fa. Le particelle provengono dallo scarico dell’acqua e dell’urina e dalle perdite dei gas di bordo, che diventano cristalli di ghiaccio (Apollo 17 Press Kit, pagina 67). Ci sono anche schegge di vernice e piccoli frammenti metallici che si staccano dal veicolo e lo accompagnano finché il veicolo procede per inerzia. Si spostano, a volte anche bruscamente, per via del campo elettrostatico che circonda ogni veicolo spaziale e per via dell’azione dei getti dei motori di manovra. Sono un fenomeno talmente noto e assodato che non ci fa più caso nessuno: ecco perché nei video mostrati da Voyager i tecnici e gli astronauti non hanno nessuna reazione particolare quando le vedono.

Voyager ha anche mostrato un altro classico intramontabile dell’ufologia da quattro soldi, quella che non corregge i propri abbagli e continua a ripetere le stesse storielle come se niente fosse: l’UFO che vola vicinissimo all’aereo di linea supersonico Concorde in un filmato che, stando a Voyager, sarebbe stato ripreso nel gennaio del 1976 sopra la contea inglese del Wiltshire, “durante un volo sperimentale del Concorde”. Strano che sia un volo sperimentale, visto che il Concorde entrò in servizio di linea il 21 gennaio 1976, ma non voglio cavillare.

Qui sotto vedete tre fotogrammi tratti dal video, sopra i quali ho tracciato una riga verticale gialla:

Lo vedete? L’UFO così clamoroso è quel puntino vago che si vede sopra e sotto l’aereo, verso la parte anteriore dell’ala, dove ho tracciato la riga gialla. Tutto lì. Un puntino che si sposta. Non è un po’ poco?

Ma la cosa interessante è che quel puntino indistinto si sposta, guarda caso, in modo esattamente parallelo ai bordi laterali del fotogramma di pellicola cinematografica, come si vede usando la riga gialla come riferimento. Si capisce che è pellicola perché qui e in altri fotogrammi si vedono pelucchi e macchioline di polvere che appaiono e scompaiono (e Voyager, per quel che può valere, conferma che si tratta di pellicola).

Osservando attentamente il filmato si nota anche un altro fatto interessante: prima che Voyager confonda le acque zoomando in regia su una porzione del filmato, l’inquadratura del Concorde cambia leggermente anche nel filmato originale. Il muso del velivolo, che prima era troncato, viene inquadrato completamente. Ma il puntino non cambia la propria distanza dal bordo laterale del fotogramma:

Chiunque abbia mai avuto a che fare con la pellicola cinematografica, anche solo come hobbista, sa benissimo che cosa significa trovarsi un puntino che si sposta verticalmente lungo un asse precisamente parallelo al bordo laterale del fotogramma e che mantiene la stessa distanza dal bordo quando l’inquadratura si sposta: significa che il puntino è un difetto della pellicola (un graffio o un granello di polvere, per esempio), non un oggetto della scena.

Il fatto stesso che il cineoperatore che ha ripreso la scena non abbia cambiato inquadratura per seguire un oggetto così straordinario la dice lunga: vuol dire che non l’ha visto. Non l’ha visto perché non c’era.

Il resto della puntata mostra una serie di video che dice essere “misteriosi” ma sono in realtà stati sbufalati da tempo: l’UFO sopra il Cremlino, la spirale nel cielo norvegese (era lo scarico di un missile russo), l’UFO circolare sopra Mosca (una comune nube, nota ai meteorologi come hole punch cloud) e persino l’UFO alle Torri Gemelle, che è uno spot di Scifi Channel.

C’è anche Jaime Maussan, presentato come “giornalista” quando in realtà è un ufocredente: o meglio, un ufocredulo, visto che aveva detto che l’”alieno baby” catturato e ammazzato in Messico nel 2007 era sicuramente autentico (era una scimmietta scuoiata). Dice che le flotillas di oggetti filmati sono un mistero, ma non ci vuole molto per capire che sono gruppi di palloncini.

Sempre per la parte pro-UFO, ci sono poi in studio Roberto Pinotti, Flavio Vanetti (quello che scrive sul sito del Corriere e racconta di missioni Apollo segrete per recuperare alieni sulla Luna, di annunci ufologici di Obama che poi si rivelano bufale, e scambia una sorpresa del Kinder per un UFO) e Adriano Forgione, ai quali si aggiunge il supporto esterno di altri personaggi noti del settore.

Striscia la Notizia ha già sbufalato (da 2:09 circa) il mitico Antonio Urzi: una persona che vede e filma in continuazione UFO e persino cavallini volanti dalla finestra di casa sua a Cinisello Balsamo e con questo sistema finisce più volte in televisione, dove avviene una cosa ancora più straordinaria: nessuno, ma proprio nessuno, gli fa la domanda più ovvia e banale. “Ma scusi, Urzi, come mai questi dischi volanti che svolazzano sopra il centro abitato di Cinisello li vede soltanto lei con la sua videocamera e non li vede mai nessun altro abitante della zona? Son tutti rincitrulliti dalle polveri fini, o è lei che ci prende per i fondelli e noi le diamo corda?”

In questa puntata Voyager ha cercato di darsi una patina di scientificità e apparente obiettività invitando in studio anche il geologo e giornalista scientifico di Repubblica Luigi Bignami, Didier Schmitt dell’Agenzia Spaziale Europea e Stefano Bagnasco dell’INFN di Torino per chiedere loro di spiegare i video ufologici. Ma dietro questa scelta ci sono due scorrettezze di fondo.

La prima è che queste persone non hanno avuto modo di visionare i filmati prima della trasmissione. Lo so perché sono stato in contatto con uno di loro. È stato chiesto loro di giustificare le immagini a caldo e alla cieca, senza poterle esaminare con calma e senza conoscerne le fonti, come invece ho potuto fare io qui sopra.

Questo è un trucchetto sleale. È come chiedere a un perito balistico di guardare una foto sbiadita di una pallottola e indicare l’assassino entro trenta secondi. In circostanze simili, qualunque persona seria può soltanto fare caute congetture sul motivo per cui i filmati sono falsi, per cui inevitabilmente fa la figura dell’incerto mentre l’ufologo convinto ammalia il pubblico con fantasiosi racconti di altre dimensioni e vibrazioni di cui nessuno gli chiede giustificazione alcuna.

L’unica difesa possibile sarebbe conoscere già tutti i filmati in circolazione e saperne l’origine e la spiegazione, ma questo è un compito enorme. Ed è questa la seconda scorrettezza: prendere appositamente l’esperto sbagliato, per fargli fare brutta figura. Se si parla di denti, si interpella un dentista: se si parla di filmati ufologici, bisogna chiedere agli esperti in filmati ufologici, cioè i debunker. Non agli scienziati. Ma queste trasmissioni non lo fanno, perché sanno benissimo che un paio di debunker preparati li farebbero a fettine dalle risate.

Sì, Giacobbo, questa è una cordiale sfida. Complotti lunari o UFO, a te la scelta dell’arma. Garantisco il divertimento.

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Antibufala: il discorso del primo ministro australiano

marzo 1st, 2010

Primo ministro australiano: musulmani, andate via. Sul serio? No, è una bufala

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Ci sarebbe molto da riflettere sui motivi che spingono a far circolare una mail che afferma di riportare un discorso particolarmente tagliente del primo ministro australiano John Howard sul tema dell’integrazione. Ecco il testo che gira:

DISCORSO DEL PRIMO MINISTRO AUSTRALIANO….LEGGETE!!!

Il Primo Ministro di Australia: John Howard
Ai musulmani che vogliono vivere secondo la legge della Sharia Islamica, recentemente è stato detto di lasciare l’Australia, questo allo scopo di prevenire e evitare eventuali attacchi terroristici.
Sembra che il primo ministro John Howard abbia scioccato alcuni musulmani australiani dichiarando:

“GLI IMMIGRATI NON AUSTRALIANI DEVONO ADATTARSI!
Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà.
La nostra lingua ufficiale è l’INGLESE, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua!
La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altre [sic] parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi.
Questo è il NOSTRO PAESE; la NOSTRA TERRA e il NOSTRO STILE DI VITA. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: IL DIRITTO AD ANDARVENE. Se non siete felici qui, allora PARTITE. Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che VI ha accettati.”

Il messaggio in circolazione è una bufala su vari livelli. Secondo l’indagine di Hoax-Slayer.com e quella di Snopes.com, non è certo riferito a discorsi recenti: la mail circola almeno dal 2005. Inoltre cita John Howard come primo ministro, mentre l’attuale primo ministro australiano è Kevin Rudd. Howard è stato primo ministro dal 1996 al 2007.

Ma c’è un errore molto più importante: le parole attribuite a John Howard provengono in realtà da un articolo pubblicato in un giornale locale americano, il Bartow Trader, e scritto non da un politico o da un giornalista ma da un semplice cittadino degli Stati Uniti, Barry Loudermilk, veterano dell’aviazione militare, nei giorni successivi agli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle a New York e al Pentagono a Washington e riferito ai sentimenti che circolavano negli Stati Uniti in quei giorni.

La versione australiana ripercorre il testo di Loudermilk quasi parola per parola, cambiando soltanto i riferimenti agli Stati Uniti per adattarli all’Australia. Esiste anche una versione attribuita a un cittadino britannico e che (secondo una variante dell’appello in circolazione) sarebbe stata pubblicata da “un tabloid britannico”. Breakthechain.org ricostruisce tutta la vicenda.

È comunque vero che alcune dichiarazioni di passati esponenti politici australiani, come quelle dell’allora ministro del tesoro Peter Costello o dell’allora ministro per l’educazione Brendan Nelson nel programma televisivo australiano Lateline del 23 agosto 2005, avevano contenuti molto simili a quelli dell’appello che circola attualmente; ma si tratta di posizioni non condivise dall’attuale governo australiano. Come dice giustamente Hoax-slayer.com, è improbabile che diffondere informazioni inaffidabili di questo genere possa essere utile; anzi, può contribuire ad esasperare le divisioni culturali e le incomprensioni che appestano il nostro mondo.

Brain_Use mi segnala inoltre che la rubrica delle lettere di Panorama n.6 ha riportato quest’appello e che sul n.8 è stata pubblicata nella stessa rubrica la rettifica dell’ambasciatore australiano. Le vedete qui sotto grazie a Brain stesso ed Elena.

Dalla rubrica delle lettere di Panorama n. 6/2010, 4 febbraio 2010, pagina 148.

Dalla rubrica delle lettere di Panorama n. 8/2010.

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febbraio 28th, 2010

Primo ministro australiano: musulmani, andate via. Sul serio? No, è una bufala

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “pierangelo.min****” e “antonio.mi****” e grazie alle segnalazioni di Brain_Use, ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Ci sarebbe molto da riflettere sui motivi che spingono a far circolare una mail che afferma di riportare un discorso particolarmente tagliente del primo ministro australiano John Howard sul tema dell’integrazione. Ecco il testo che gira:

DISCORSO DEL PRIMO MINISTRO AUSTRALIANO….LEGGETE!!!

Il Primo Ministro di Australia: John Howard
Ai musulmani che vogliono vivere secondo la legge della Sharia Islamica, recentemente è stato detto di lasciare l’Australia, questo allo scopo di prevenire e evitare eventuali attacchi terroristici.
Sembra che il primo ministro John Howard abbia scioccato alcuni musulmani australiani dichiarando:

“GLI IMMIGRATI NON AUSTRALIANI DEVONO ADATTARSI!
Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà.
La nostra lingua ufficiale è l’INGLESE, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua!
La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altre [sic] parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi.
Questo è il NOSTRO PAESE; la NOSTRA TERRA e il NOSTRO STILE DI VITA. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: IL DIRITTO AD ANDARVENE. Se non siete felici qui, allora PARTITE. Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che VI ha accettati.”

Il messaggio in circolazione è una bufala su vari livelli. Secondo l’indagine di Hoax-Slayer.com e quella di Snopes.com, non è certo riferito a discorsi recenti: la mail circola almeno dal 2005. Inoltre cita John Howard come primo ministro, mentre l’attuale primo ministro australiano è Kevin Rudd. Howard è stato primo ministro dal 1996 al 2007.

Ma c’è un errore molto più importante: le parole attribuite a John Howard provengono in realtà da un articolo pubblicato in un giornale locale americano, il Bartow Trader, e scritto non da un politico o da un giornalista ma da un semplice cittadino degli Stati Uniti, Barry Loudermilk, veterano dell’aviazione militare, nei giorni successivi agli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle a New York e al Pentagono a Washington e riferito ai sentimenti che circolavano negli Stati Uniti in quei giorni.

La versione australiana ripercorre il testo di Loudermilk quasi parola per parola, cambiando soltanto i riferimenti agli Stati Uniti per adattarli all’Australia. Esiste anche una versione attribuita a un cittadino britannico e che (secondo una variante dell’appello in circolazione) sarebbe stata pubblicata da “un tabloid britannico”. Breakthechain.org ricostruisce tutta la vicenda.

È comunque vero che alcune dichiarazioni di passati esponenti politici australiani, come quelle dell’allora ministro del tesoro Peter Costello o dell’allora ministro per l’educazione Brendan Nelson nel programma televisivo australiano Lateline del 23 agosto 2005, avevano contenuti molto simili a quelli dell’appello che circola attualmente; ma si tratta di posizioni non condivise dall’attuale governo australiano. Come dice giustamente Hoax-slayer.com, è improbabile che diffondere informazioni inaffidabili di questo genere possa essere utile; anzi, può contribuire ad esasperare le divisioni culturali e le incomprensioni che appestano il nostro mondo.

Brain_Use mi segnala inoltre che la rubrica delle lettere di Panorama n.6 ha riportato quest’appello e che sul n.8 è stata pubblicata nella stessa rubrica la rettifica dell’ambasciatore australiano. Le vedete qui sotto grazie a Brain stesso ed Elena.

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Dalla rubrica delle lettere di Panorama n. 8/2010.

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febbraio 27th, 2010

Primo ministro australiano: musulmani, andate via. Sul serio? No, è una bufala

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Ci sarebbe molto da riflettere sui motivi che spingono a far circolare una mail che afferma di riportare un discorso particolarmente tagliente del primo ministro australiano John Howard sul tema dell’integrazione. Ecco il testo che gira:

DISCORSO DEL PRIMO MINISTRO AUSTRALIANO….LEGGETE!!!

Il Primo Ministro di Australia: John Howard
Ai musulmani che vogliono vivere secondo la legge della Sharia Islamica, recentemente è stato detto di lasciare l’Australia, questo allo scopo di prevenire e evitare eventuali attacchi terroristici.
Sembra che il primo ministro John Howard abbia scioccato alcuni musulmani australiani dichiarando:

“GLI IMMIGRATI NON AUSTRALIANI DEVONO ADATTARSI!
Prendere o lasciare, sono stanco che questa nazione debba preoccuparsi di sapere se offendiamo alcuni individui o la loro cultura. La nostra cultura si è sviluppata attraverso lotte, vittorie, conquiste portate avanti da milioni di uomini e donne che hanno ricercato la libertà.
La nostra lingua ufficiale è l’INGLESE, non lo spagnolo, il libanese, l’arabo, il cinese, il giapponese, o qualsiasi altra lingua. Di conseguenza, se desiderate far parte della nostra società, imparatene la lingua!
La maggior parte degli Australiani crede in Dio. Non si tratta di obbligo di cristianesimo, d’influenza della destra o di pressione politica, ma è un fatto, perché degli uomini e delle donne hanno fondato questa nazione su dei principi cristiani e questo è ufficialmente insegnato. E’ quindi appropriato che questo si veda sui muri delle nostre scuole. Se Dio vi offende, vi suggerisco allora di prendere in considerazione un’altre [sic] parte del mondo come vostro paese di accoglienza, perché Dio fa parte delle nostra cultura. Noi accetteremo le vostre credenze senza fare domande. Tutto ciò che vi domandiamo è di accettare le nostre, e di vivere in armonia pacificamente con noi.
Questo è il NOSTRO PAESE; la NOSTRA TERRA e il NOSTRO STILE DI VITA. E vi offriamo la possibilità di approfittare di tutto questo. Ma se non fate altro che lamentarvi, prendervela con la nostra bandiera, il nostro impegno, le nostre credenze cristiane o il nostro stile di vita, allora vi incoraggio fortemente ad approfittare di un’altra grande libertà australiana: IL DIRITTO AD ANDARVENE. Se non siete felici qui, allora PARTITE. Non vi abbiamo forzati a venire qui, siete voi che avete chiesto di essere qui. Allora rispettate il paese che VI ha accettati.”

Il messaggio in circolazione è una bufala su vari livelli. Secondo l’indagine di Hoax-Slayer.com e quella di Snopes.com, non è certo riferito a discorsi recenti: la mail circola almeno dal 2005. Inoltre cita John Howard come primo ministro, mentre l’attuale primo ministro australiano è Kevin Rudd. Howard è stato primo ministro dal 1996 al 2007.

Ma c’è un errore molto più importante: le parole attribuite a John Howard provengono in realtà da un articolo pubblicato in un giornale locale americano, il Bartow Trader, e scritto non da un politico o da un giornalista ma da un semplice cittadino degli Stati Uniti, Barry Loudermilk, veterano dell’aviazione militare, nei giorni successivi agli attentati dell’11 settembre 2001 alle Torri Gemelle a New York e al Pentagono a Washington e riferito ai sentimenti che circolavano negli Stati Uniti in quei giorni.

La versione australiana ripercorre il testo di Loudermilk quasi parola per parola, cambiando soltanto i riferimenti agli Stati Uniti per adattarli all’Australia. Esiste anche una versione attribuita a un cittadino britannico e che (secondo una variante dell’appello in circolazione) sarebbe stata pubblicata da “un tabloid britannico”. Breakthechain.org ricostruisce tutta la vicenda.

È comunque vero che alcune dichiarazioni di passati esponenti politici australiani, come quelle dell’allora ministro del tesoro Peter Costello o dell’allora ministro per l’educazione Brendan Nelson nel programma televisivo australiano Lateline del 23 agosto 2005, avevano contenuti molto simili a quelli dell’appello che circola attualmente; ma si tratta di posizioni non condivise dall’attuale governo australiano. Come dice giustamente Hoax-slayer.com, è improbabile che diffondere informazioni inaffidabili di questo genere possa essere utile; anzi, può contribuire ad esasperare le divisioni culturali e le incomprensioni che appestano il nostro mondo.

Brain_Use mi segnala inoltre che la rubrica delle lettere di Panorama n.6 ha riportato quest’appello e che sul n.8 è stata pubblicata nella stessa rubrica la rettifica dell’ambasciatore australiano. Le vedete qui sotto grazie a Brain stesso ed Elena.

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Adobe Acrobat e Reader, nuova falla, nuovo aggiornamento

febbraio 26th, 2010

Acrobat e Reader di nuovo fallati e da aggiornare

È passato poco più di un mese dall’ultimo aggiornamento di Adobe Acrobat e Reader, popolarissimi programmi per la generazione e lettura di file PDF, ed è già ora di aggiornarli ancora, sia che usiate Windows, sia che usiate Mac o UNIX. Get Safe Online segnala infatti che c’è una vulnerabilità definita “critica” in Adobe Reader 9.3 per Windows, Mac e Unix, in Adobe Acrobat per Windows e Mac, e in Adobe Reader 8.2 e Acrobat 8.2 per Windows e Mac.

Il bollettino di sicurezza di Adobe aggiunge che c’è anche un’altra falla che può far andare in crash l’applicazione e potrebbe consentire a un aggressore di prendere il controllo del computer interessato.

Adobe consiglia agli utenti di queste versioni dei suoi prodotti di aggiornarsi rispettivamente alle versioni 9.3.1 e 8.2.1, utilizzando la funzione di aggiornamento automatico di questi programmi oppure scaricando manualmente l’aggiornamento di Reader nelle rispettive versioni Windows, Mac e UNIX e di Acrobat per Windows (Standard/Pro, Pro Extended, 3D) e Mac.

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Scanner aeroportuali, soldi buttati? (UPD 20100218)

febbraio 25th, 2010

Reporter mettono a nudo gli scanner che denudano

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “tombovo” e “riccardo”.

È quello che nel gergo di Internet si chiama epic fail e il resto dell’universo chiama figuraccia galattica (magari con formule più scatologicamente colorite): in un programma della TV tedesca, uno scanner per passeggeri, di quelli da installare negli aeroporti e che rivelano le forme nude dei soggetti esaminati, trova il telefonino, il microfono e il temperino che la cavia ha con sé, ma non trova gli ingredienti di una bomba dissimulati sulla medesima cavia in modo assolutamente banale, addirittura senza ricorrere all’uso di cavità corporali (tranne una che vi lascio scoprire nel video qui sotto).

Gli ingredienti vengono poi mostrati al pubblico (e all’imbarazzatissimo operatore dello scanner) e riuniti per realizzare la miscela incendiaria chiamata termite (che chi ha seguito i complottismi undicisettembrini conosce bene), che produce una bella fiammata davanti alle telecamere. Roba che non sarebbe molto gradevole trovarsi a bordo in volo. Il video è assolutamente da vedere anche se non conoscete tutte le sfumature del tedesco.

Sembra essere uno scanner a infrarossi passivi, da quel che capisco della presentazione, diverso da quelli a onde millimetriche che sono stati installati di corsa e sono obbligatori in alcuni aeroporti britannici (Heathrow e Manchester) ai primi di febbraio, ma il principio di base è lo stesso: si propongono soluzioni tecnologiche costosissime senza sottoporle a verifica indipendente.

Soluzioni che oltretutto ledono in modo inaudito la dignità delle persone ancor più che la loro riservatezza, obbligandole a passare nude, bambini compresi, davanti agli esaminatori aeroportuali: gli stessi che rifiutano di sottoporsi a controlli di sicurezza e che sarebbero già stati colti a conservare le scansioni nude di celebrità, con buona pace di tutte le garanzie ufficiali sul rispetto della sfera privata. È perlomeno quello che ha raccontato pochi giorni fa Shah Rukh Khan, una delle superstar del cinema indiano, alla TV britannica. Yahoo News riferisce che Khan, dopo essere passato attraverso uno degli scanner londinesi, ha visto delle “ragazze” che avevano delle stampe della sua scansione senza vestiti. Molto sportivamente, gliele ha autografate.

Intanto dagli Stati Uniti emerge che le assicurazioni secondo le quali gli scanner aeroportuali installati dalla Transportation Security Authority non avevano la possibilità di memorizzare le immagini sono fasulle. I dati si possono salvare su disco rigido o su una comoda penna USB. Per smascherare la frottola è stato sufficiente procurarsi le specifiche tecniche dell’appalto, come racconta The Register.

Immaginate Cindy Crawford che passa da uno di questi scanner e ditemi se degli operatori annoiati e sottopagati secondo voi resisteranno alla tentazione di fare una cattura della schermata o un bel filmatino con il telefonino. Scoprire chi s’è rifatto il seno o altre parti del corpo e nega di averlo fatto potrebbe avere un discreto valore di mercato. E naturalmente ci sono i bambini. Questo sarebbe il modo di non far vincere il terrorismo?

2010/02/18

Siim Kallas, della Commissione Europea per i Trasporti, sta preparando un rapporto su questi scanner per il Parlamento Europeo. La materia dovrebbe essere oggetto di discussione in questi giorni nel summit dei ministri dei trasporti a La Coruña, in Spagna. La decisione britannica di introdurre questi scanner è stata criticata, segnala The Register, da Ron Noble, segretario generale dell’Interpol, dalla Corte Europea dei Diritti Umani, e dal commissario UE Viviane Reding.

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febbraio 24th, 2010

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Gli ingredienti vengono poi mostrati al pubblico (e all’imbarazzatissimo operatore dello scanner) e riuniti per realizzare la miscela incendiaria chiamata termite (che chi ha seguito i complottismi undicisettembrini conosce bene), che produce una bella fiammata davanti alle telecamere. Roba che non sarebbe molto gradevole trovarsi a bordo in volo. Il video è assolutamente da vedere anche se non conoscete tutte le sfumature del tedesco.

Sembra essere uno scanner a infrarossi passivi, da quel che capisco della presentazione, diverso da quelli a onde millimetriche che sono stati installati di corsa e sono obbligatori in alcuni aeroporti britannici (Heathrow e Manchester) ai primi di febbraio, ma il principio di base è lo stesso: si propongono soluzioni tecnologiche costosissime senza sottoporle a verifica indipendente.

Soluzioni che oltretutto ledono in modo inaudito la dignità delle persone ancor più che la loro riservatezza, obbligandole a passare nude, bambini compresi, davanti agli esaminatori aeroportuali: gli stessi che rifiutano di sottoporsi a controlli di sicurezza e che sarebbero già stati colti a conservare le scansioni nude di celebrità, con buona pace di tutte le garanzie ufficiali sul rispetto della sfera privata. È perlomeno quello che ha raccontato pochi giorni fa Shah Rukh Khan, una delle superstar del cinema indiano, alla TV britannica. Yahoo News riferisce che Khan, dopo essere passato attraverso uno degli scanner londinesi, ha visto delle “ragazze” che avevano delle stampe della sua scansione senza vestiti. Molto sportivamente, gliele ha autografate.

Intanto dagli Stati Uniti emerge che le assicurazioni secondo le quali gli scanner aeroportuali installati dalla Transportation Security Authority non avevano la possibilità di memorizzare le immagini sono fasulle. I dati si possono salvare su disco rigido o su una comoda penna USB. Per smascherare la frottola è stato sufficiente procurarsi le specifiche tecniche dell’appalto, come racconta The Register.

Immaginate Cindy Crawford che passa da uno di questi scanner e ditemi se degli operatori annoiati e sottopagati secondo voi resisteranno alla tentazione di fare una cattura della schermata o un bel filmatino con il telefonino. Scoprire chi s’è rifatto il seno o altre parti del corpo e nega di averlo fatto potrebbe avere un discreto valore di mercato. E naturalmente ci sono i bambini. Questo sarebbe il modo di non far vincere il terrorismo?

2010/02/18

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febbraio 23rd, 2010

Reporter mettono a nudo gli scanner che denudano

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È quello che nel gergo di Internet si chiama epic fail e il resto dell’universo chiama figuraccia galattica (magari con formule più scatologicamente colorite): in un programma della TV tedesca, uno scanner per passeggeri, di quelli da installare negli aeroporti e che rivelano le forme nude dei soggetti esaminati, trova il telefonino, il microfono e il temperino che la cavia ha con sé, ma non trova gli ingredienti di una bomba dissimulati sulla medesima cavia in modo assolutamente banale, addirittura senza ricorrere all’uso di cavità corporali (tranne una che vi lascio scoprire nel video qui sotto).

Gli ingredienti vengono poi mostrati al pubblico (e all’imbarazzatissimo operatore dello scanner) e riuniti per realizzare la miscela incendiaria chiamata termite (che chi ha seguito i complottismi undicisettembrini conosce bene), che produce una bella fiammata davanti alle telecamere. Roba che non sarebbe molto gradevole trovarsi a bordo in volo. Il video è assolutamente da vedere anche se non conoscete tutte le sfumature del tedesco.

Sembra essere uno scanner a infrarossi passivi, da quel che capisco della presentazione, diverso da quelli a onde millimetriche che sono stati installati di corsa e sono obbligatori in alcuni aeroporti britannici (Heathrow e Manchester) ai primi di febbraio, ma il principio di base è lo stesso: si propongono soluzioni tecnologiche costosissime senza sottoporle a verifica indipendente.

Soluzioni che oltretutto ledono in modo inaudito la dignità delle persone ancor più che la loro riservatezza, obbligandole a passare nude, bambini compresi, davanti agli esaminatori aeroportuali: gli stessi che rifiutano di sottoporsi a controlli di sicurezza e che sarebbero già stati colti a conservare le scansioni nude di celebrità, con buona pace di tutte le garanzie ufficiali sul rispetto della sfera privata. È perlomeno quello che ha raccontato pochi giorni fa Shah Rukh Khan, una delle superstar del cinema indiano, alla TV britannica. Yahoo News riferisce che Khan, dopo essere passato attraverso uno degli scanner londinesi, ha visto delle “ragazze” che avevano delle stampe della sua scansione senza vestiti. Molto sportivamente, gliele ha autografate.

Intanto dagli Stati Uniti emerge che le assicurazioni secondo le quali gli scanner aeroportuali installati dalla Transportation Security Authority non avevano la possibilità di memorizzare le immagini sono fasulle. I dati si possono salvare su disco rigido o su una comoda penna USB. Per smascherare la frottola è stato sufficiente procurarsi le specifiche tecniche dell’appalto, come racconta The Register.

Immaginate Cindy Crawford che passa da uno di questi scanner e ditemi se degli operatori annoiati e sottopagati secondo voi resisteranno alla tentazione di fare una cattura della schermata o un bel filmatino con il telefonino. Scoprire chi s’è rifatto il seno o altre parti del corpo e nega di averlo fatto potrebbe avere un discreto valore di mercato. E naturalmente ci sono i bambini. Questo sarebbe il modo di non far vincere il terrorismo?

2010/02/18

Siim Kallas, della Commissione Europea per i Trasporti, sta preparando un rapporto su questi scanner per il Parlamento Europeo. La materia dovrebbe essere oggetto di discussione in questi giorni nel summit dei ministri dei trasporti a La Coruña, in Spagna. La decisione britannica di introdurre questi scanner è stata criticata, segnala The Register, da Ron Noble, segretario generale dell’Interpol, dalla Corte Europea dei Diritti Umani, e dal commissario UE Viviane Reding.

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È quello che nel gergo di Internet si chiama epic fail e il resto dell’universo chiama figuraccia galattica (magari con formule più scatologicamente colorite): in un programma della TV tedesca, uno scanner per passeggeri, di quelli da installare negli aeroporti e che rivelano le forme nude dei soggetti esaminati, trova il telefonino, il microfono e il temperino che la cavia ha con sé, ma non trova gli ingredienti di una bomba dissimulati sulla medesima cavia in modo assolutamente banale, addirittura senza ricorrere all’uso di cavità corporali (tranne una che vi lascio scoprire nel video qui sotto).

Gli ingredienti vengono poi mostrati al pubblico (e all’imbarazzatissimo operatore dello scanner) e riuniti per realizzare la miscela incendiaria chiamata termite (che chi ha seguito i complottismi undicisettembrini conosce bene), che produce una bella fiammata davanti alle telecamere. Roba che non sarebbe molto gradevole trovarsi a bordo in volo. Il video è assolutamente da vedere anche se non conoscete tutte le sfumature del tedesco.

Sembra essere uno scanner a infrarossi passivi, da quel che capisco della presentazione, diverso da quelli a onde millimetriche che sono stati installati di corsa e sono obbligatori in alcuni aeroporti britannici (Heathrow e Manchester) ai primi di febbraio, ma il principio di base è lo stesso: si propongono soluzioni tecnologiche costosissime senza sottoporle a verifica indipendente.

Soluzioni che oltretutto ledono in modo inaudito la dignità delle persone ancor più che la loro riservatezza, obbligandole a passare nude, bambini compresi, davanti agli esaminatori aeroportuali: gli stessi che rifiutano di sottoporsi a controlli di sicurezza e che sarebbero già stati colti a conservare le scansioni nude di celebrità, con buona pace di tutte le garanzie ufficiali sul rispetto della sfera privata. È perlomeno quello che ha raccontato pochi giorni fa Shah Rukh Khan, una delle superstar del cinema indiano, alla TV britannica. Yahoo News riferisce che Khan, dopo essere passato attraverso uno degli scanner londinesi, ha visto delle “ragazze” che avevano delle stampe della sua scansione senza vestiti. Molto sportivamente, gliele ha autografate.

Intanto dagli Stati Uniti emerge che le assicurazioni secondo le quali gli scanner aeroportuali installati dalla Transportation Security Authority non avevano la possibilità di memorizzare le immagini sono fasulle. I dati si possono salvare su disco rigido o su una comoda penna USB. Per smascherare la frottola è stato sufficiente procurarsi le specifiche tecniche dell’appalto, come racconta The Register.

Immaginate Cindy Crawford che passa da uno di questi scanner e ditemi se degli operatori annoiati e sottopagati secondo voi resisteranno alla tentazione di fare una cattura della schermata o un bel filmatino con il telefonino. Scoprire chi s’è rifatto il seno o altre parti del corpo e nega di averlo fatto potrebbe avere un discreto valore di mercato. E naturalmente ci sono i bambini. Questo sarebbe il modo di non far vincere il terrorismo?

2010/02/18

Siim Kallas, della Commissione Europea per i Trasporti, sta preparando un rapporto su questi scanner per il Parlamento Europeo. La materia dovrebbe essere oggetto di discussione in questi giorni nel summit dei ministri dei trasporti a La Coruña, in Spagna. La decisione britannica di introdurre questi scanner è stata criticata, segnala The Register, da Ron Noble, segretario generale dell’Interpol, dalla Corte Europea dei Diritti Umani, e dal commissario UE Viviane Reding.

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Come scavalcare il PIN nelle carte di credito (UPD 20100218)

febbraio 21st, 2010

Il PIN delle carte di credito rubate? Con uno scatolino diventa 0000

Questo articolo vi arriva grazie alle gentili donazioni di “masdemma” e “vdemontis” ed è stato aggiornato dopo la pubblicazione iniziale.

Quando andavo a scuola io, non facevamo ricerche così divertenti. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Cambridge ha scoperto una falla ridicolmente facile da usare nel sistema di gestione “chip and pin” delle transazioni effettuate con carte di credito nei terminali dei negozi.

Secondo Ross Anderson, del Cambridge University Computer Laboratory, si tratta di “uno dei difetti più grandi mai scoperto nei sistemi di pagamento… in un sistema usato da centinaia di milioni di persone, decine di migliaia di banche e milioni di punti vendita”.

La falla permette al malfattore di usare una carta di credito rubata senza conoscerne il PIN. Il metodo, di cui non sono stati divulgati tutti i dettagli per ovvie ragioni, sembra essere un man in the middle: la carta rubata viene inserita in un lettore portatile collegato a un laptop sul quale gira un programma apposito scritto dai ricercatori di Cambridge. Il tutto è nascosto in un piccolo zaino, dal quale esce un cavetto, che viene dissimulato passandolo nella manica del manigoldo. Il cavetto si collega a una finta carta di credito, che è quella che viene infilata nel terminale del negozio al posto di quella vera.

La transazione avviene nel modo normale, avendo l’accortezza di non far notare il cavetto che sporge dalla carta (non è difficile), ma al momento della richiesta del PIN il criminale è libero di digitare quello che preferisce, anche “0000″, perché il software e la finta carta fanno credere al terminale che sia stato immesso il codice corretto. La ricevuta riporta l’indicazione che la transazione è stata verificata tramite PIN.

Il programma Newsnight della BBC ha realizzato un video in cui mostra  questo trucco all’opera, naturalmente in condizioni controllate e con tutti i permessi del caso. Ha funzionato con due carte di credito e due di debito di quattro diversi istituti di credito britannici. Gli istituti, interpellati dalla BBC, hanno sottolineato che si tratta di un problema che riguarda l’intero settore e non è colpa di un singolo operatore e da quanto dicono sembra di capire che stiano già lavorando alla soluzione.

Ora resta da chiarire se il problema si estende anche alle carte di credito non britanniche. Considerato che le carte di credito estere funzionano anche nel Regno Unito, la cosa sembra altamente probabile. Un rimedio possibile è disporre il terminale di lettura delle carte in modo che il malfattore non possa dissimulare il cavetto coprendolo con la manica del maglione o della giacca.

2010/02/18

La bozza dell’articolo dei ricercatori dell’Università di Cambridge è scaricabile qui come PDF.

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