Quando le proteste diventano scomode
Nel luglio del 2001 perse la vita Carlo Giuliani, ucciso da una forza dell’ordine mentre manifestava le sue idee in segno di protesta. Carlo è una vittima dello Stato e, come lui, altre vittime (spesso giovani) attendono giustizia e cercano una voce, un grido che le ricordi nel silenzio in cui spesso sono sepolte.
L’elenco, purtroppo, è tragicamente lungo e ogni giorno che passa si viene a conoscenza di nuove vittime. Non mancano maltrattamenti e atroci sevizie praticati nelle caserme di polizia o carabinieri verso fermati di qualsiasi tipo, o violenze nei confronti di manifestanti.
Viviamo in uno Stato che si definisce democratico per eccellenza ma che da sempre, al contrario dei principi che esalta, si scaglia su folle di manifestanti che protestano invocando la libertà di espressione; pare quasi che le forze dell’ordine vengano addestrate a reprimere qualunque forma di dissenso che risulti scomoda.
Abusi e sevizie vengono spesso coperti col silenzio e con le menzogne.
Nessun funzionario di polizia, ufficiale dell’esercito o dei carabinieri, ha mai ricevuto una condanna penale significativa, né è mai stato in carcere per violazione di diritti umani. Quando la magistratura ha dovuto pronunciare sentenza nei confronti delle forze dell’ordine, ha fatto riferimento a eccesso colposo in legittima difesa. Dove sono i principi della democraticissima Italia? Dove sta la certezza della pena?
La condanna: sei mesi di reclusione con tutti i benefici di legge, sei mesi di punizione (piuttosto virtuale) per aver deturpato delle vite.
Jangina
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