Schumi cade in moto!

Lo stesso incidente in Formula 1 si sarebbe risolto con un innocuo testacoda. Ma ora Michael Schumacher è (anche) un motociclista e le conseguenze di una macchia d’olio sulla pista sono più spiacevoli: il sette volte campione del mondo è finito per terra durante uno dei sempre più frequenti test con le due ruote. Conseguenze zero: oggi Schumi sarà a Barcellona come da programma per una giornata di test con la Ferrari.

«Mi è scappato l’anteriore - racconta -. Non è una cosa così insolita, può succedere». È il prezzo dell’adrenalina: i piloti non ne possono fare a meno, anche se si sono tolte tutte le soddisfazioni immaginabili, sono ricchissimi e tengono famiglia. La moglie Corinna accetta come sempre: «Michael sa quello che fa. Mi fido di lui e non gli rovinerò il divertimento». Il solo Jean Todt, suo ex capo ai tempi d’oro in Ferrari, ha disapprovato: «Corre troppi rischi, preferirei che lasciasse perdere».

L’incidente - secondo quanto rivela la Bild - è avvenuto lunedì al Lausitzring, circuito tristemente noto per l’incidente fatale a Michele Alboreto e per quello che è costato le gambe ad Alex Zanardi. Schumi sarebbe sceso in pista su invito del club Holzhauer Racing. Alla curva 7, la Honda Fireblade CBR 1000 del pilota tedesco è finita per terra a velocità ridotta, circa 80 chilometri l’ora. Dopo il rientro ai box e le necessarie riparazioni, l’ex stella della Formula 1 è tornata in pista con altri 56 piloti della Superbike tedesca. «Qualche rischio c’è, ma non mi sono fatto nulla - ha poi commentato sul proprio sito -. Il motociclismo è questo. Io tento di ridurre al minimo gli imprevisti, ma è un po’ come in Formula 1: non si possono eliminare i rischi completamente».

Il quotidiano tedesco rivela un altro particolare: le cadute non sarebbero una novità. Nel primo weekend di aprile, Schumi sarebbe finito due volte per terra in Francia, sul Circuit de Bresse. Perché insiste? «Perché mi diverto» ha sempre risposto. La passione è sbocciata un paio di anni fa, nei primi mesi d’ozio da pensionato. Le vacanze con l’Harley Davidson, il test con la Ducati MotoGp, le prime garette tra dilettanti, le lezioni private di Randy Mamola, un grande degli Anni Ottanta. L’hobby diventerà professionismo? Lui nega. Però insiste. Prova moto diverse, gareggia dove e quando può, cerca il suo limite. «Gli piacciono le sfide difficili - sostiene Riccardo Ceccarelli, medico della Toyota e preparatore di piloti -. E in ogni sfida si impegna come se fosse un campionato del mondo. Se non c’è adrenalina, non si diverte». Quando gioca a pallone con la Nazionale piloti si presenta al campo con tre tipi diversi di tacchetti, integratori, personal trainer.

Durante la carriera ha provato paracadutismo e free climbing, con grande spavento dei suoi datori di lavoro. Però, aggiunge Ceccarelli, difficilmente tenterà l’avventura del professionismo a 39 anni: «All’istinto da super agonista subentrerà la razionalità, la consapevolezza del pericolo e il senso della famiglia. Michael si sentirà appagato quando capirà che sarebbe stato un campione anche sulle due ruote. Merita un grande rispetto: in Formula 1 ha insegnato che cos’è il professionismo».

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